C’e una canzone veramente molto vecchia (tipo circa 40 anni fa) che apparentemente ha un testo di poco conto… questa mattina in metropolitana per venire al lavoro l’ho ascoltata distrattamente, poi allora ho ripreso l’Mp3 e riascoltata ancora… poi di nuovo… e alla fine ho capito!
O meglio, non so se ho capito sul serio o è solo una mia interpretazione ma diciamo che sistemando insieme le parti di questo sconclusionato pezzo ne ho tratto qualche pensiero.
La prima frase che mi ha fatto pensare è “Un certo tipo di felicità è misurata in miglia”… la qual cosa presumibilmente intende una fuga, una sensazione di sollievo quando si abbandona qualcosa che ci sta stretto per riprendere altrove tutto dal principio, gente nuova, nuovo lavoro, nuova vita. Non mi riferisco ad un semplice giro in moto anche se probabilmente è una frase così tanto “aperta” nel suo significato che è decisamente interpretabile.
La seconda parte è “Un certo tipo di innocenza si misura in anni”. Questa è lampante… più vai avanti e più accumuli esperienza. Ma quante volte pensiamo al disincanto delle nostre vite? Pensavamo di fare gli astronauti, piloti di Formula1, musicisti talentuosi da vendere miliardi di dischi e ci ritroviamo davanti ad un PC a scrivere sul blog o lavorare alla cassa di un supermercato. Ci sono altri tipi di persona che semplicemente non hanno questa sensazione… sono le stesse che ascoltando quella specifica canzone non la apprezzerebbero.
L’ultima è “Un certo tipo di solitudine si misura in TE” che in italiano non ha senso ma se ci penso su, in fondo anche qui il concetto è abbastanza chiaro. Penso che sia una logica conseguenza e conclusione di quanto detto prima. Si passa l’adolescenza a sognare e magari si aspetta che il sogno si tramuti in realtà… poi il tempo passa, comunque, e ci troviamo con in mano le briciole dei nostri desideri… e magari ci sentiamo soli anche se fra mille persone proprio per questa specie di delusione che pervade il nostro tempo ed il nostro senso del quotidiano.
E siamo sempre irosi, delusi, scontenti anche se di fondo non ci sarebbero le basi per esserlo. E portiamo dipinto in faccia il nostro tormento.
Siamo dei Bulldog… tutti quanti?
Cerchiamo tutti un bosco incantato, un posto disperso dove magari siamo stati per pochi momenti e una volta sola… poi però il tempo passa, comunque… e ci troviamo a pensare al fatto che magari il bosco è rimasto lì dove era, ma noi per mille motivi non abbiamo più modo di tornarci, forse perchè ci sentiamo soli e arriviamo a pensare che da soli non avrebbe più senso, semplicemente senso.
E restiamo come dei Bulldog, incarogniti senza motivo apparente. O con un motivo che semplicemente non possiamo confidare a nessuno.
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There is a song… pretty old one if I have to say it, almost 40 years old actually.. which seems to have silly lyrics. This morning, on my way here (I am in office) I played it on my headset, then I realized that it’s no silly at all… then I played it over and over and then I UNDERSTOOD!
Let’s say it better… I don’t know if I got it right but I guess that my “interpretation” has a meaning somehow.
First verse that made me think is “Some kind of happiness is measured out in miles”… this is supposedly an escape, a road to nowhere, a feeling of relief when you leave someplace you don’t like anymore and you start it over again, from scratch, new people, new job, new everything, new life. It can be referred to a ride on a motorbike too, ok… but is such an “open” verse so… it’s not easy to cut it right.
The second one is “Some kind of innocence is measured out in years”. What can I say here? The more you live, the more experienced you get. But how many times do we feel disenchanted? We wanted to be space cadets, Formula1 drivers, talented musicians with millions copies sold… and here we are instead, writing our blog or working in a supermarket. There are other kinds of people that maybe are not feeling the same… those are the same ones who would not understand or appreciate that song.
Last verse is “Some kind of solitude is measured out in YOU”. This seems so clear to me! It’s a logical consequence of what I wrote before. You live your teen-age years following your dream and waiting for it to get real… then time keeps on rolling over and you find yourself with the hands filled of useless crumbs of our dreams… and we are able to feel lonely even if among thousands people, due to this kind of constant delusion penetrating our daily life. That’s why anger is our friend, we feel deluded, unhappy even if we actually would not have any reason for it. And on our face, the torment is evident.
We are Bulldogs, everybody?
We are looking for a special place, a wood lost somewhere, a comfortable place we visited only once… then times goes on… eventually… and we think about that wood… about the fact that it’s still there but… for 7.000 reasons, getting there again is simply pointless because we would be there on our own.
Bulldogs we are, Bulldogs we remain again, with no apparent reason. Or for a reason we can hardly confess to anybody.

