Cosa è l’evoluzione? Cosa ci spinge a dire che noi da quando abbiamo lasciato la nostra caverna per il nostro comodo appartamento stiamo meglio?
Siamo sempre gli stessi in realtà: animali. Abbiamo però innovazioni tecniche che ci supportano e che ci illudono di essere migliori. Prendiamo ad esempio i gatti. Noi li consideriamo animali e li teniamo in casa nostra e sappiamo che a loro volta hanno subito nel corso dei secoli una evoluzione. Però noi nella nostra “evoluzione” abbiamo imparato a comunicare sviluppando la parola, la grammatica per dare confini ai nostri concetti e così via, loro continuano ad usare la coda, che per qualche motivo noi non abbiamo più (la maggior parte di noi per lo meno!).
E così mi chiedo… se siamo diventati evoluti, sapiens, migliori e più bravi, come mai non siamo ancora in grado di andare d’accordo fra di noi? Continuiamo ad attaccarci come nulla fosse, a volere il dominio sui nostri simili e fare piccole o grandi guerre più o meno motivate e rese pubbliche.
Ma se analizziamo in fondo la situazione è un’altra la realtà che emerge. Si, perché le popolazioni che oggi sono ancora secondo il nostro gusto occidentale “indietro” si fanno la guerra con i bastoni e le frecce. Noi usiamo i missili. Chi si è evoluto in realtà? Nessuno secondo me.
Non è che l’evoluzione è un termine esagerato e inopportuno per quel che accade?
Perché noi in quanto “superiori” non dovremmo più comportarci così, dovremmo aver capito. E invece no.
Evoluzione, rivoluzione, involuzione.
E ascolto i Beatles con Revolution dal White Album e penso… che mondo meraviglioso!
What’s evolution to us? We believe we actually had an evolution just because we left our dark cavern to live in our bright flat. Is this right in the end?
We haven’t change at all! And we are still what we were in our past: animals. But we have technological devices ready to support our idea of innovation and evolution. Let’s take cats for example. We refer to them as “animals” and we keep them in our homes and we are perfectly aware that in their history they actually had an evolution. But we are more evolved than them, we learnt the art of communication, we’ve built grammar rules to give boundaries to our concepts and so on… while they still use their tail to talk to us! (Maybe somebody amongst us has a tail too but I can’t say this for sure!)
And so I wonder… are we really the best living animals? Sapiens, better and more good at everything? And if so, how come we are not able –so far at least- to keep peace between us, trying to dominate one over the other, starting little or larger wars which are more or less public?
I guess that if we analyze the situation the reality that comes out as a result is different. Oh yes it is… because according to our “occidental culture” some of us are far behind the evolution point we’ve reached… they start wars with arrows and arches, we use missiles instead. What’s the difference then? Who had an evolution? Nobody, I guess.
Maybe the word “evolution” is a bit overestimated and not appropriated to define this concept. What if this was right in the end?
Because, according to this… we should have to know better what we are and who we are but we still act like if we had arrows and arches. Have we learnt something? I guess not.
Evolution, revolution, involution.
And I listen to Revolution, from the Beatles’ White Album and I think… what a wonderful world!


uno pensa di avere le cose chiare, e si domanda “com’è che c’è gente così… così violenta, così irrazionale…?”
e a volte ci rendiamo conto che anche noi ci comportiamo come stupidi alle volte. Forse il problema è che c’è ancora chi non riflette su se stesso…
Esattamente…
R
Tra le varie ipotesi c’e’ quella che i passaggi evolutivi coincidano con momenti di estrema privazione o fortissime avversità ambientali : fame/impossibilita’ di reperire facilmente alimenti (abbondanza di frutti piuttosto che selvaggina) = agricoltura , allevamento , etc .
E’ solo un pallido esempio ma sollecita la curiosita’ : se si prova a ribaltarlo sul piano interiore (non di solo pane … ) ci sono inesauribili campi di applicazione . Forse …
Tutti abbiamo fame “dentro” se è lì che vogliamo arrivare. Ma qui da un discorso di sociologia spicciola dove la conclusione è “tutti noi siamo dei poveri stronzi” si passa ad una questione personale e filosofica… o psicologica non so.
Di sicuro i campi di applicazione sono molteplici per questo concetto.
Che si possa applicare anche al discorso musicale? C’è stata evoluzione?
Secondo me da 15 anni buoni è solo aria fritta…
R
La spinta evolutiva ha alla base sempre la soddisfazione di un’esigenza .
Non si tratta di dove si vuole arrivare (al limite come) MA piuttosto di mettere a fuoco il punto di partenza . E’ facilissimo perdersi nei meandri delle catene causa/effetto ed e’ ALTRETTANTO FACILE – se non comodo – risolvere la situazione con una toppa derivante dall’emulazione (comportamentale, esecutiva….e’ uguale fai tu).
Potrebbe essere interessante cominciare a concentrarsi sulla logica che governa tali processi … comprenderla e rifiutarne l’incontrovertibilita’ … senza pero’ calpestare le aiuole , altrimenti e’ troppo facile !
Applicabilita’ alla musica ovvia : giriamoci a a guardare gli ultimi 500 anni e vediamo “bolle devastanti” di cambiamenti culturali/economici/sociali affiancate da altrettanti cambiamenti stilistici (nonche’ di contenuto) .
Giriamoci un po’ meno e analizziamo gli ultimi 70 anni : e’ tutto legato ? C’e’ un filo logico ? Ci sono + fili ? O non c’e’ nulla e si tratta di folgori abbaglianti che hanno solcato il cielo x un attimo bruciando tutti i partecipanti ?
Sei ancora buono , anche più di 15 anni…forse…o forse no…c’e’ sempre il boomerang dell’incontro (tra culture/etnie/pensieri/futilita’….) . Quello si che ha fame, non e’ un povero stronzo , porta a risultati inaspettati e soprattutto se ne frega delle aiuole.
Non calpestare il March!
Vero…
R
Se percorri il rettilineo tutto sparato e poi freni in curva non vai veloce . Al limite rischi di ammazzarti .
Ma io non sono un Dio e non voglio esserlo my friend
ole’
Ma lo so March… lo so benissimo e questa tua umanità nelle opinioni è una cosa che non si può che apprezzare.
Olè
Adesso mi confondi , divento tutto rosso e faccio una puzzetta dall’agitazione…
…+ umano evoluto di cosi’ .
Ole’
Carissimo Roberto, mi inserisco in questo dibattito. L’argomento è molto intrigante ed è un oggetto che rischia di aggorvigliare utleriormente il pensiero. Se la cosa non vi annoia vi scrivo di seguito alcune mie considerazioni che ho raggruppato in una raccolta di mie meditazioni (intitolata Pensieri in ordine sparso) e che possono, in qualche modo, legare con il tema della discussione. Fondamentalemente si evidenzierà il fatto che, dopo tante parole, no v’è certezza, o meglio, non ho certezza di giudizio, perchè si va a sondare là dove il ragionamento rischia di sciogliersi. la domanda è: L’evoluzione esiste? Cioé, il termine “evoluzione” lo abbiamo coniato noi umani con una determinata etimologia che si pone in relazione con altri termini ad esso legati (involuzione, devoluzione, rivoluzione….). Dice Bene Roberto quando parla di Grammatica ( vedo che hai tra le mani “Le grammatiche della creazione”): noi abbiamo sempre recintato e regolato il nostro pensiero, abbiamo creato un linguaggio che ci permetta di interagire con l’universo e con la storia. Abbiamo però dato dei limiti, margini che , a mio avviso, ci garantiscono una Verità sempre e solo relativa qualora la si voglia raggiungere con il raziocinio. Di seguito vi scrivo quanto anticipato prima:
15
Mi soffermo spesso ad osservare la semplicità enigmatica
della natura che attimo per attimo scivola attraverso i miei sensi
e , pensando al modo in cui l’uomo sta malamente miscelando i
colori della tavolozza del creato, mi si pone nella mente sempre
lo stesso dubbio. Cercherò di descriverlo nelle righe seguenti.
Si dice che l’uomo stia sperperando le risorse del pianeta
a suo uso e beneficio, trascurando le esigenze della natura e rovinando
un ecosistema prodotto da una ben più coscienziosa opera
evolutiva. Quindi l’uomo sta plasmando e degradando
l’ambiente stesso nel quale vive per trarne fini talvolta avulsi da
un contesto naturale e giustificabili solo con logiche di tipo economico.
Pare che l’elevato grado intellettivo fornitogli dalla stessa
natura e prerogativa al tempo stesso del suo successo su altre
specie meno evolute, non permetta all’umanità una lungimiranza
tale da comprendere la gravità degli errori che sta compiendo
e da evitare catastrofi che stravolgerebbero il nostro amato
pianeta.
Questa spada di Damocle, che pende sulle nostre teste,
stride in me sempre più ogni volta che mi nutro, anche se per un
secondo solo, di un tramonto, di un’alba, di un fiore , di un profumo,
di un raggio di sole che penetra l’umida oscurità del bosco,
di un volo libero di un gabbiano, del fragore schiumoso di un torrente,
della morbida carezza di una nuvola . Allora, quasi per trovare
una spiegazione logica che giustifichi un tal senso di disagio,
i miei pensieri si lanciano, per così dire, in contemplazioni filosofiche.
Cerco di prendere un maggiore distacco dalla realtà , di
non sentirmi coinvolto da essa e comincio a pensare e a dubitare.
L’uomo è l’esito di un processo evolutivo cominciato con la
nascita del pianeta, o forse ancor prima. Pertanto dovrebbe essere
contemplato dalle logiche evolutive. Allo stesso modo dovrebbero
essere previsti anche i disastri che l’umanità stessa sta
compiendo e ha compiuto in passato. Troverebbero giustificazione
anche le motivazioni economiche e sociali poiché prodotti
del comportamento dell’uomo, figlio, a sua volta , della natura
stessa. Come si può affermare con certezza che l’umanità sta
agendo contro natura? Di certo sta modificando il sistema nel
quale vive così come lo sta modificando un batterio, un virus, un
albero, il sole, il vento ed altro ancora. L’impatto dell’operato umano è comunque ampiamente più incisivo di quello di specie
meno evolute e lo è soprattutto nella velocità con la quale fa
avvenire gli eventi. E’ per questo che gli effetti sull’ambiente e
sugli equilibri socio-politici si rendono sempre più percettibili alle
generazioni responsabili dei turbamenti operati sul sistema.
Cioè, è come se l’arco temporale intercorrente tra la causa ed il
suo effetto si riducesse maggiormente con il progredire degli anni.
Questo fenomeno , perché vissuto in prima persona, ci rende
più consapevoli delle nostre scelte rispetto ai nostri predecessori
e ci incute maggior timore ed ansia. L’umanità non ha tempo di
gioire del raggiungimento di un livello tecnologico più elevato
ché subito percepisce l’amaro in bocca di quelle che saranno le
conseguenze negative. E ,proprio perché si vive contestualmente
tale contrasto , ci si trova a dover prendere decisioni ( politiche,
economiche, tecnologiche) che rappresentano un compromesso
per il mantenimento del miglior equilibrio.
Tutti noi usiamo l’auto, mezzo ormai irrinunciabile. La sua invenzione
e la sua diffusione ha senza dubbio elevato il livello tecnologico
e molti aspetti legati alla qualità della vita. Ci siamo resi
conto, però, che le auto inquinano e che tutto quello che ruota
intorno ad esse è fonte di turbamento negativo dell’ecosistema.
Una soluzione potrebbe essere quella di passare a fonti energetiche
alternative, per esempio l’idrogeno. La tecnologia ci
dice che ciò è possibile, ma applicare un cambiamento radicale
ed immediato porterebbe squilibri socio-politici devastanti. Per
tali motivi il cambiamento dovrà avvenire in maniera graduale.
E questo è un compromesso. In questa logica si instaurano, inoltre,
meccanismi ostruzionisti nei confronti della soluzione migliorativa
legati all’interesse immediato dell’uno o dell’altro stato .
Così, il processo sembra avvenire in uno scenario dominato da
giochi di potere piuttosto che in ambito naturalmente evolutivo.
Ma l’Uomo, non è esso stesso un risultato della Natura?
A questo punto mi piace immaginare il progetto creativo
scritto su un libro le cui pagine prevedono già gli eventi governati
da logiche e casualità predefinite. Ma è necessario che le parole
vengano scritte perché la storia possa procedere.
Benvenuto a bordo Ezio.
C’è un posto preciso nella mia casa dove si trova un davanzale. Questo specifico davanzale ospita, in base all’umore, carta stampata di vario genere. Ogni casa ha un davanzale simile. Immagino persone occhialute con occhiali spessi come binocoli che vivono in posti dove questo davanzale rischia di crollare dal peso dato dalla notevole quantità di riviste di informatica, immagino ragazzini brufolosi che quel davanzale lo usano per appoggiare da qualche parte riviste patinate, per poi nasconderle agli occhi dei propri genitori in qualche cassetto segreto della loro cameretta. Immagino persone –e forse questo è il caso specifico- che quel davanzale lo usano per poter tenere a portata di mano libri che possono essere letti solo in frettolosi minuti mentre la “Nazione aspetta il discorso decisivo”. Il mio davanzale –e abbiamo capito di quale stanza- al momento evita che cadano in terra un paio di libri che noiosamente aspettano di essere letti, o nuovamente letti. Uno di questi è “Le grammatiche della creazione”. Il taglio di questa mia lettura frettolosa si lega a motivi artistici che spingono o spingerebbero ognuno di noi a “creare” qualcosa, a volte scopiazzando, a volte da zero. Sono fermamente convinto comunque che in realtà nessuna arte è a sé e che tutto in qualche modo si riferisca a qualcosa d’altro per poter essere creato. Se l’Uomo di oggi volesse inventare qualcosa da zero sarebbe fuori tempo, troppo tardi. Mi interessa ad ogni modo capire da dove parte la scintilla che scatena il processo creativo, quali sono, appunto, le grammatiche, le regole, gli antefatti e i motivi subconsci che ci portano ad avere una intuizione più forte delle altre. Quali i motivi per portarla avanti, perché una volta arrivata l’intuizione, il lavoro artistico è equiparabile a quello dell’operaio, operaio della propria arte. Diventa solo poi una questione di tempo e di possibilità oggettive per poterla realizzare. Qui di sicuro il dato oggettivo, pensiero che mi è venuto in mente di pubblicare qui, ha il suo senso completo.
La tua analisi è sicuramente toccante, costringe a pensare alla direzione che stiamo tutti prendendo mentre sicuramente evitiamo di considerare le conseguenze in termini di danni materiali, perché oggi a noi interessano solo i risultati oggettivi. Altri dati oggettivi dunque.
L’evoluzione (ma a questo punto non so se è questo il termine giusto oramai) della nostra Specie è dominata dal concetto di denaro, dal giorno stesso della sua invenzione, di vil danaro ad essere precisi. Interessi economici troppo forti ed un mondo ormai troppo disorganizzato per gestire tutti i 6 miliardi di abitanti che lo abitano fa poi tutto il resto. Esistono energie alternative, vero. Esistono luoghi meno sviluppati –non meno evoluti, attenzione- che hanno il ratio oralavoro/costo molto più conveniente del nostro per cui preferiamo a conti fatti, fare eseguire a loro certi lavori perché più convenienti. Esistono associazioni di persone molto potenti che agli occhi del “cittadino comune” non esistono. Tutte queste cose messe insieme non sono sicuramente positive. Guerre programmate con anni di anticipo, diritti civili concessi in ritardo, minacce di distruzione in cambio di favori economici. Questo è ciò che abbiamo oggi per le mani. Il flusso di oggi. Dici bene quando pensi che forse questo è un processo naturale –di nuovo, naturale non evolutivo in senso stretto- e che forse quel che ci sta capitando è semplicemente “scritto” da qualche parte. Stiamo andando a 300 all’ora contro un muro. E alcuni di noi lo sanno fin troppo bene ma, di nuovo… ci sono troppi soldi che ballano e nessuno vuole farseli scappare. Il giorno in cui tutti saremo “uguali” e in paesi del nostro Est ci saranno sufficienti diritti civili per tutelare il lavoro per cui si perderanno certe convenienze, probabilmente ci si rivolgerà all’Africa, continente pieno di risorse ed ancora parzialmente utilizzato. Quando sarà “necessaria” l’Africa, di sicuro verranno scoperte le modalità per sanare la loro situazione e mettere tutti in condizione di produrre altro vil danaro. Solo che una volta terminato di giocare con l’Africa siamo fritti. A meno che no ci sia qualche entità aliena a fornirci altri strumenti. Forse in quel punto preciso, dove tutto è ormai esplorato, l’appiattimento totale ci farà ripartire da zero, non necessariamente come ha detto Einstein un tempo. Io inizierei ad imparare il cinese…
Ma è scritto nel libro per cui…
Mi piacerebbe trovare questa specie di Santo Graal fatto di pagine e parole, metterlo sul davanzale, leggerlo di corsa e capire come porre rimedio partendo dal mio piccolo, perché così come vanno le cose oggi a me non piace. Ma non so chi avrà il coraggio di pubblicarlo, perché oggi è più importante un modello nuovo di Blackberry, oppure una nuova BMW Serie3 stationwagon o una vacanza da sogno su un Caicco da qualche parte.
Tu hai idee, convinzioni e principi che dovrebbero essere condivise. Dovresti aprire un blog tutto tuo, non è sinonimo di diffusione di idee ma è quanto meno un inizio.
E avresti di sicuro un lettore appassionato.
R
Le mie, piuttosto che convinzioni, sono dubbi. Il dubbio è il piano inclinato che muove la sfera della creatività. E ti puoi rendere conto che, là dove non siamo in gardo di “dire” ma sentiamo di “essere”, risiede un energia nuova. Là dove la grammatica finisce il suo compito c’è pronto ad aspettarti il dubbio, l’incertezza che inevitabilmente si scontra (o forse sarebbe opportuno dire “resta indifferente”) con il “dato oggettivo” ( l’imminente, il conveniente, il comodo, il soddisfacente…)del quale noi abbiamo necessariamente bisogno…..ma in fin dei conti non siamo Dio.
Per finire, il Santo Graal, il progetto universale che ho così fantasticamente immaginato nelle righe precedenti, non è da leggere ma da scrivere e la cosa bella è che lo puoi fare in qulunque stanza della tua casa, anche in bagno…….il problema è che non sai quali regole di grammatica usare e addirittura se usarla oppure no.
Ezio
Forse non esiste grammatica… hai ragione.
R
Sempre + confuso .
Secondo voi cosa ci spinge a cercare ancora nonostante le batoste ?
Saro’ un po’ grezzo ma lo vedo un po’ come il centro del prisma … pero’ leggo che voi continuate comunque a cercare …
Perchè è la ricerca la base essenziale!
L’atto della creazione è quanto rende l’Uomo “elevato”… è il suo atto creativo che mette in moto i meccanismi della sua passione. Poi una volta terminata la sua invenzione tutto si placa.
Rientrando nel discorso evoluzione/involuzione invece, io penso che fino a quando non avremo veramente prosciugato tutte le risorse che abbiamo… insomma, nessun potere tirerà il freno a mano, andremo a sbattere contro il muro.
E tu non sei grezzo… per nulla
R
…a meno che non imposti bene la curva mai frèn !!!
Scherzando & divagando ma la condizione di “grezzo” non mi dispiace mica.
Avere ancora molto da fare/vedere/scoprire/etc … molta strada da percorrere, non essere ottenebrato da raffinatezza & formalita’ inutili , essere il + possibile aderente alla terra , all’acqua all ‘aria …. pulire tutto il superfluo e tirare fuori l’essenziale, da dentro , da fuori , dal troppo …
Boh…in fondo ciascuno e’ semplice a modo suo…forse
…1123581321…
Raffinati numeri… sembrano a caso ma… un occhio attento capisce.
Come fai ad essere grezzo ora? Non ti è più possibile…
R
Quei numeri sono parte integrante della natura … qui vengono solo codificati.
..e’ un po’ come dire : ho inventato un nuovo giro di Bluuus…mica vero….al massimo l’hai scoperto !!!
Come dice Ezio “si va a sondare là dove il ragionamento rischia di sciogliersi” … secondo me e’ una cosa bellissima . Reale, imprevedibile ,prolifica , pericolosa ….mi piace .
A volte desidero avere una percezione assolutamente fedele di una realta’ totalmete casuale …forse
Ambaraba’ Cici’ Coco’
Beh… tutte le mie canzoni sono perverse scopiazzature… questo è chiaro!
R
mica era rivolto a te … generalizzavo a manetta …
Guarda … e’ possibile che dopo lo “Stabat Mater” di Palestrina sia stata data la stura (non il fiume neh !!!) ad un mucchio di componimenti… mostri sacri compresi. Fai tu …
3 Zivette Zul Komo’
Per March…..grezzo è un termine dispregiativo per i raffinati che non potranno mai apprezzare la finezza dell’essenzialità, l’infinito del nulla.
Quinid il tuo defiirti grezzo è una finestra aperta su un panorama senza limiti.
Per quanto riguarda le scopiazzature: mah…..direi che alla fine, e qui la dico forse troppo grossa, nessuno ha inventato nulla ma lo ha solo scoperto o plasmato fornendogli una bella forma.
Emulare non vuol dire essenzialmente plagiare, copiare grettamente. Quello che importa è trovare una soddisfazione alle proprie tensioni in quello che si fa. E’ per questo che, secondo me, copiare spudoratamente può essere meschino per l’autore stesso.
Non ricordo più chi… Picasso, Miles Davis, entrambi, non so… ma diceva una cosa tipo: “Non è tanto copiare, quanto fare in modo che nessuno si renda conto da cosa, dove come e perchè! A quel punto è fatta.”
Non male eh?
R
Ciao Ezio – Ciao Rob
Ezio : Vorrei avere la tua capacita’ di sintesi …. non sempre ma in certi momenti e’ davvero invidiabile .
In parte e’ vero che e’ “tutto li’” e basta scoprirlo anche se il difficile resta come (e qui si entra in loop con il punto 1-12-2007 h 140310 di Rob ma volendo se ne esce quindi facciamolo subito) , pero’ (e probabilmente la sparo puro io) la sensazione di trasporto che ti arriva nel momento esatto in cui partorisci qualcosa di tuo (musica-scritti—arte generica) ti conduce (sensazioni puramente personali) ad un sommo grado di astrazione (molto breve in realta’) .
Onestamente non so quanto di questo sia TUO 100% o COPIATO x% o ISPIRATO/RESIDENTE y% ma se trattasi di processo assolutamente inconscio come gestazione e totalmente razionale solo all’atto esecutivo, allora lo senti comunque come una parte di te , una parte originale .
Miles davisssssssss ……… secondo me a Coltrane x Nardis girano ancora adesso … amen ….. per non parlare a Parker x un sacco di altra roba (lui improvvisava e di fianco c’era chi tracriveva tutto al volo…. )
Mi piacerebbe tanto trovarci un baricentro a tutto cio’ …. forse
||Bmaj D7 |Gmaj Bb7 |Ebmaj |Am7 D7 | Gmaj Bb7 | Ebmaj ……etc etc
March, credo che tu abbia scritto cose in sintonia con il mio sentire. Non siamo molto distanti nel dire forse la stessa cosa. Purtroppo il linguaggio è un cosidetto codice degenerato, cioè ad una parola o preposizione si possono attribuire significati non univoci e, talvolta, esprimere concetti che vadano al di là del e via dicendo, diventa un poco più complicato. Credo che la difficoltà che ritroviamo nell’affrontare un aspetto quale quello della creazione, dell’invenzione, della scoperta in ambito artistico sia , e sia stata, una delle imprese più improbe dell’uomo. Molto dipende da quanto il soggetto si trovi a suo agio nel percorrere il filo sottile dell’indefinito e quanto, invece, preferisca camminare a passi ben distesi su una strada ampia e pianeggiante. Molto dipende anche da quali presupposti e convinzioni ha e di quali mezzi dispone.
Comunque, per dare una risposta ai tuoi quesiti, mi trovo d’accordo con te: Quando le sensazioni diventano o sono parte integrante del TUO sentire del TUO essere il gioco è fatto: l’opera del trascrittore ( il creatore artista) del codice universale è stata assimilata da parte dell’esecutore/beneficiario.
Quindi è giusto vivere come PROPRIO un brano scritto da altri o comporre facendo riferimento a opere (o giri armonici altrui). E’ chiaro che in questo contesto il concetto di DIRITTO CREATIVO rischia di sminuirsi e qui giungo alla conclusione di questo mio intevento: In partenza di MIO non c’è nulla in quello che scrivo, dico, etc….., tutto è già SCRITTO, la SOSTANZA c’è già tutta. Il MODO con il quale ognuno, e quindi anche il sottoscritto, la percepisce, la metabolizza, la SENTE, in poche parole la fa propria, è differente e condizionabile da una moltitudine di agenti esterni. Quello che “scopro” (leggete “creo”), che sia un semplice ragionamento, un dipinto o un brano musicale, non è una cosa creata dal nulla ma un risultato ottenuto partendo da presupposti e sviluppi tecnici che vanno a “plasmare” quella . Mi risulta difficile dire quanto c’è di MIO in tutto ciò, anche perché diventa MIO nel momento in cui lo VIVO ed è in continuo divenire, sempre che non si decida di camminare su un’ampia strada pianeggiante. In definitiva è un flusso che viaggia ed ognuo di noi è creatore e fruitore allo stesso tempo.
Credo di essere coerente con quanto sritto nel mio intervento precedente dove, sinteticamente, ho detto che emulare non è plagiare se è una cosa sentita dall’autore, una questione di autocoscienza. Copiare spudoratemente non è reato (non sto parlando a livello di copyright, naturalmente; il grado della discussione è molto più “puro”) è semplicemente un doppione inutile, in primis per lo stesso autore che non vive come proprio e non sente come suo.
Altra cose è invece partire da qualcosa che si è internalizzato (anche da presupposto altrui) e lo si elabora in modalità soggettiva: questo far nascere un nuovo fiore, simile a tanti altri ma diverso, sopra un prato sterminato è il nostro atto creativo. Se poi l’opera si genera da fondamenta inedite l’intensità del sentire artistico potrebbe essere di gran lunga maggiore.
Ezio
Edito qui l’intevento di prima perché, non so come, ma alcune parti mancavano.
March, credo che tu abbia scritto cose in sintonia con il mio sentire. Non siamo molto distanti nel dire forse la stessa cosa. Purtroppo il linguaggio è un cosidetto codice degenerato, cioè ad una parola o preposizione si possono attribuire significati non univoci e, talvolta, esprimere concetti che vadano al di là del…” ciao come va?…tutto bene?…ci facciamo un caffè’?…… e via dicendo, diventa un poco più complicato. Credo che la difficoltà che ritroviamo nell’affrontare un aspetto quale quello della creazione, dell’invenzione, della scoperta in ambito artistico sia , e sia stata, una delle imprese più improbe dell’uomo. Molto dipende da quanto il soggetto si trovi a suo agio nel percorrere il filo sottile dell’indefinito e quanto, invece, preferisca camminare a passi ben distesi su una strada ampia e pianeggiante. Molto dipende anche da quali presupposti e convinzioni ha e di quali mezzi dispone.
Comunque, per dare una risposta ai tuoi quesiti, mi trovo d’accordo con te: Quando le sensazioni diventano o sono parte integrante del TUO sentire del TUO essere il gioco è fatto: l’opera del trascrittore ( il creatore artista) del codice universale è stata assimilata da parte dell’esecutore/beneficiario.
Quindi è giusto vivere come PROPRIO un brano scritto da altri o comporre facendo riferimento a opere (o giri armonici altrui). E’ chiaro che in questo contesto il concetto di DIRITTO CREATIVO rischia di sminuirsi e qui giungo alla conclusione di questo mio intevento: In partenza di MIO non c’è nulla in quello che scrivo, dico, etc….., tutto è già SCRITTO, la SOSTANZA c’è già tutta. Il MODO con il quale ognuno, e quindi anche il sottoscritto, la percepisce, la metabolizza, la SENTE, in poche parole la fa propria, è differente e condizionabile da una moltitudine di agenti esterni. Quello che “scopro” (leggete “creo”), che sia un semplice ragionamento, un dipinto o un brano musicale, non è una cosa creata dal nulla ma un risultato ottenuto partendo da presupposti e sviluppi tecnici che vanno a “plasmare” quella…..” sensazione di trasporto che ti arriva nel momento esatto in cui partorisci qualcosa di tuo (musica-scritti—arte generica) ti conduce (sensazioni puramente personali) ad un sommo grado di astrazione (molto breve in realta’)……”. Mi risulta difficile dire quanto c’è di MIO in tutto ciò, anche perché diventa MIO nel momento in cui lo VIVO ed è in continuo divenire, sempre che non si decida di camminare su un’ampia strada pianeggiante. In definitiva è un flusso che viaggia ed ognuo di noi è creatore e fruitore allo stesso tempo.
Credo di essere coerente con quanto sritto nel mio intervento precedente dove, sinteticamente, ho detto che emulare non è plagiare se è una cosa sentita dall’autore, una questione di autocoscienza. Copiare spudoratemente non è reato (non sto parlando a livello di copyright, naturalmente; il grado della discussione è molto più “puro”) è semplicemente un doppione inutile, in primis per lo stesso autore che non vive come proprio e non sente come suo.
Altra cose è invece partire da qualcosa che si è internalizzato (anche da presupposto altrui) e lo si elabora in modalità soggettiva: questo far nascere un nuovo fiore, simile a tanti altri ma diverso, sopra un prato sterminato è il nostro atto creativo. Se poi l’opera si genera da fondamenta inedite l’intensità del sentire artistico potrebbe essere di gran lunga maggiore.
Ezio
Come qualcuno di voi saprà… uno dei modi per sciupare il mio prezioso tempo riguarda la composizione di canzoni…
Non ho mai visto queste cose che dite voi attraverso il filtro di uno dei miei testi, e fino a quando non termino le pratiche Siae non lo pubblicherò integralmente…
Ma fa più o meno, più o meno così -qualcuno forse sorriderà…-
Ho in testa un suono indefinito e mi attanaglia la mente
E vorrei andare in giro a dirlo a tutta la gente
Che guarda, che giudica, che parla e che ascolta
E che ai nuovi arrivati apre sempre la porta
E dice “Prego, entri, mi faccia ascoltare,
Si metta pure comodo e faccia ciò che deve fare”
Ed io in quell’istante sfrutto il mio momento
E suono la mia musica e ciò che io propongo…
Beh… il mio suono indefinito in realtà è la sintesi di tutto ciò che ho ascoltato negli anni, è la summa totale di tutte le contaminazioni musicali che ho avuto da quando ho ascoltato la prima nota. Per forza di cose non esiste nulla di nuovo in me (come in altri ma non voglio risultare “giudice” per cui mi attengo al mio).
Qualcuno che mi faccia entrare nel suo ufficio, a proporre le “mie” cose, benissimo conscio del fatto che mie non sono, quantomeno non totalmente mie…
Ricordo un mio carissimo amico che suonava il sax ed era un pazzo furioso… ora vive a Boston (ha circa 45/50 anni) ed ho totalmente perso le sue tracce.
Una notte eravamo ai Murazzi e suonavano i Truzzi Broders (chi non è di Torino forse non sa bene di cosa stia parlando) e in un momento piuttosto concitato del loro concerto la ragazza che all’epoca usciva con questo mio amico -allibita dal posto e dalla musica- ha chiesto: “C [il mio amico] ma tu ascolti questa musica?” e lui ha risposto sorridendo: “M [lei] no, io la vivo!”.
Dopodichè si è gettato nella mischia e lo abbiamo perso per una buona mezz’ora.
Quello il punto forse centrale, la musica è tua e solo tua e totalmente tua solo quando ancora ce l’hai in testa, e mentre convinto che sia solo tua realizzi il pezzo, scrivi la musica, le parole eccetera eccetera… beh, questa cambia forma e si materializza perdendo proprietà dall’autore. E diventa di tutti, tutti coloro che la possono ascoltare (non intendo che possano apprezzarla, attenzione). E quindi entra nella vita delle persone, non è più creatura dell’autore ma bestia selvaggia nella vita di tutti.
Mi piace vivere la musica…
Ezio e JDM siete due personaggi molto profondi, è bello argomentare con voi.
R
E’ sconvolgente la sensazione di liberta’ che mi pervade nel momento stesso in cui “butto fuori” il MIO.
A volte ho quasi paura…aggrappato a piccoli frammenti di contenuto, a modeste tessere del domino traballanti e apparentemente casuali .
E’ come se…perdonatemi ma ho bisogno di un esempio MOLTO stupido…si dovesse saltare da una mattonella ad un’altra su un pavimento illuminato stile discoteca anni 70 ma le mattonelle te le illuminano ad mentula canis a 2 a 2 in progressione. Che fai ? Se ti soffermi troppo sulla prima centri si la seconda , ma poi rischi di volarti quella dopo …. allora giochi a scacchi e guardi + mosse avanti cercando di individuare sempre la prossima stando in bilico tra 2 mattonelle : il peso un po’ qua, il peso un po’ la….
A riguardo : Joe Henderson, Inner Urge (Rob non ridere).
In fondo penso di applicare molto del poco che conosco della vita a quel poco che so della musica. Probabilmente la sfrutto come un modello matematico in cui posso concedermi il lusso di semplificare le interazioni e gli eventi altrimenti BEN + COMPLESSI nel semplice quotidiano . Ma tutto cio’ non e’ comunque la realta’ … si vive di quel che si e’…banale…forse
Alex de Grassi : Slow Circle II (Album: Slow Circle) . Se vi va ascoltatelo…
Grazie Gente
Marcello
Ottimo ragazzi. Penso che abbiamo focalizzato la questione. Il paradosso della sicurezza sta proprio nell’obliquità dell’incertezza. Immaginate se la scacchiera avesse già illuminate tutte le mattonelle……sarebbe una delusione.
Quello che dice Roberto quando parla di suono indefinito calza a pennello con il concetto di ricerca incerta e non è né più né meno di quello che ha sostenuto Mracello ( quando parla di sensazione creativa nell’atto artistico).
Il testo, o almeno lo stralcio di esso proposto da Roberto, riassume i concetti che stiamo esponendo qui. In sintesi, penso di poter dire che nel big-bang artistico di ciascuno di noi prenda vita una SENSAZIONE irrazionale e finché rimarrà tale sarà inesauribile motore di piacere e di libertà. Io continuo a sostenere che il momento artistico è una cosa essenzalmente individuale, o meglio, scaturisce come moto profondo, irrazionale del proprio essere. E’ naturale che poi venga condiviso con chi sta al di fuori di noi stessi anche se metabolizzata ( passatemi il termine “biologico” legato alla mia estrazione di studi) in modi differenti. Ma il bello è proprio questo e ciò può spiegare come mai ci sono capolavori che trasmettono tale forza nei secoli.
La critica ( quella degli esperti, intendo) anche se talvolta può aiutare a comprendere, per me risulta limitante. Personalmente tutte le notazioni critiche mi hanno sempre tolto un po’ di sapidità alle opere, in qualche maniera tentano di razionalizzare il prodotto ( la forma) rischiando di trascurare quell’inspiegabile ed indifinito moto creativo ( la sostanza).
Ezio