Non riesco più ad ascoltare musica, non riesco più a sentire una canzone senza valutarla in qualche modo, senza fare caso a come è arrangiata, senza avere una opinione sui suoni e sulle modalità di ripresa e produzione.
Da una parte è una bella cosa perché questo mi permette di entrare dentro a quel che ascolto e dunque di essere maggiormente partecipe dell’intenzione e del lavoro di chi ha suonato e cantato, dall’altra parte mi perdo la spensieratezza di chi ascolta la musica da semplice fruitore, senza paranoie di nessun genere e senza stare a perdere troppo tempo su cosa c’è dietro quel che si sta ascoltando.
Da sempre questo atteggiamento mio è più evidente nella musica che faccio io o in quella che suono per cui quando capita che gira per casa un pezzo dove io sono coinvolto in prima persona, non riesco ad elevarmi per ascoltarla in terza persona. Non è simpatico, soprattutto perché se gli altri mi dicono che apprezzano, io trovo sempre difetti e qualcosa che non va e dunque faccio sempre la figura di colui che non è mai soddisfatto. Vero che in fondo sono un po’ così ma come dicevo all’inizio, è altrettanto vero che mi perdo il bello di un aspetto della mia vita che è fra i più importanti.
Ho idea che questo però sia identico per ogni tipologia di arte o più in concreto, per ogni situazione che ci vede coinvolti in prima persona. Quando questo accade c’è sempre una buona dose di autocritica che annebbia l’oggettivo giudizio.
Ma tant’è.

