Ieri sera ragionavo sull’utilità di avere una collezione, che si tratti di lattine di birra (vuote, magari) o di dischi, DVD, quadri, francobolli o monete.
Oggi siamo invasi da tecnologia e immagini, suoni (spesso rumori, OK) in grado di soddisfare i più arditi desideri.
Ha senso avere armadi pieni di CD quando basta un hard disk capiente, una connessione internet ed una carta di credito per avere a disposizione quel che ci serve?
Ha senso occupare spazio in casa con una scaffalata piena dei DVD dei film che più hanno senso nelle nostre brevi e spesso inutili vite, quando basta un decoder satellitare e la solita carta di credito per poter vedere quel che ci pare quando ci pare senza neanche sollevare il nostro grosso culo dalla poltrona?
La carta stampata forse merita un discorso a parte, non penso che sarei in grado di leggere un libro di 200 pagine seguendo dal monitor le vicende narrate, però guarda caso la tecnologia è oggi in grado di fornire uno strumento che contiene non uno ma mille libri pronti per essere sfogliati, catalogati, usati e poi magari cancellati come si fa abitualmente con file audio che non hanno per noi più nessun interesse.
È cambiato –drammaticamente direi- il modo di fruire l’informazione e la cultura. Se un tempo designer abilissimi sudavano sette camicie per confezionare la copertina di un LP in vinile, oggi bastano due colpi di mouse, un programma di fotoritocco con template già precaricati… ed il gioco è fatto.Ma questo snatura il concetto fondamentale da cui parte tutto il discorso legato all’arte e l’espressione di un ‘IO’ sempre più ingabbiato e tutto diventa di plastica, anche l’arte più pura ed elevata, di plastica come gli alimenti che mettiamo in tavola per mangiare ogni giorno.
Oggi fare un aggiornamento di sistema vale più di un aperitivo con amici alle 19.30 in centro, di una qualunque sera…


