Non mi capitava dal 2002 di trovare la voglia per esibirmi da solo. Niente Stéreotìpi questa volta, niente Carl Lee… io e basta. La Ratera si trova a Milano, terreno per me inesplorato. Scrivo spesso sul blog della Stampa curato da Marinella Venegoni ed ho fatto amicizia con una serie di persone che esprimono le loro opinioni contribuendo agli articoli.
Ho incontrato così molti personaggi interessanti, la maggior parte dell’area milanese ed uno di questi è proprio Sasà che gestisce il locale. A conti fatti è una bellissima data zero perchè sono in un posto nuovo, davanti a sconosciuti e con le mie sole forze, un po’ come andare in giro a braghe calate.
E non ne vedo l’ora…
Ventidue settembre duemiladieci, una riflessione…
Quaranta anni e più della metà, venticinque almeno, ad ascoltare quel che Springsteen diceva ‘per me’. Da adolescente tentavo il più possibile di emularlo, la giacca doveva essere di pelle, i jeans dovevano essere malandati e quando ne avevo la possibilità la t-shirt era bianca ed aderente al punto giusto. È difficile essere un santo in città quando sei solo un ragazzo… difficile avere la faccia tosta di andare in giro a 16 anni con gli stivali Frye cercando di avere l’aria da duro consumato.
Sul disco TRACKS le prime canzoni sono quelle suonate al provino fatto alla Columbia, chitarra, voce e via. Questa sera sarà un provino pubblico… elementi richiesti: la mia Tele Custom ’72, un cavo, un amplificatore ed infine un microfono. Un paio di pezzi sono proprio suoi, di Springsteen e la tensione sale. Non ho paura a stare davanti a sconosciuti a suonare ‘le mie cose’ ma di sicuro è diverso presentarsi così, a braghe calate, da solo e senza rete di salvataggio. Avere una band ti copre le spalle, c’è sempre qualcuno su cui dirottare la tensione e l’attenzione… chi fra il pubblico suona la chitarra cerca di capire se è più bravo del chitarrista della band, chi suona la batteria bada al batterista e così via. Quando sei da solo sul palco ci sei tu. E basta.
E questa sera ci sarò solo io. Non mi conosce nessuno a Torino, figuriamoci a Milano. L’idea è audace e mette paura ma dopo appunto venticinque anni almeno ad ascoltare Springsteen mi sento pronto per l’impresa. Prove it all night dunque!
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OFF STAGE:
Il locale è strutturato su due piani, quello superiore, intimo e riservato è adatto per le esibizioni live. Al fondo della sala un mixer amplificato con due satelliti ed un sub. Non mi serviva molto spazio, in fondo mi bastava appoggiare Hobbes e il Pocket Pod sul mixer ed il gioco era fatto.
La serata è andata bene, ci sono riprese audio e qualche foto. Sasà (uno dei gestori del locale) è veramente una persona in gamba e mi ha fatto sentire a casa. La prima parte della serata è stata un po’ arrugginita, mi serviva un po’ di tempo per carburare, dopo i primi 3 o 4 pezzi poi tutto è filato liscio come l’olio. È stata però un’impresa, da solo e senza rete a ripararmi dalle cadute è stata pesante ma se devo considerarla una prova per la mia personalità, direi che è stata superata a pieni voti. Ho voglia di trovare altri posti –magari più vicini- e rifare di nuovo tutto…
Qualche commento sul blog de La Stampa curato dalla giornalista Marinella Venegoni. QUI
| Band | Rob Alferi |
| Quando |
22/09/2010
22:00
-
Per tutti
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| Dove |
Via Ratti, 22 Milano
Milano |


Ieri sera gran bella serata alla RATERA. Rob Alferi ci ha deliziato per quasi 2 ore portandoci a spasso dagli anni ’60 ai giorni nostri. Io l’ho trovato davvero bravissimo, con grande personalità, mi è piaciuta molto la scelta della scaletta che ha pescato tra le pagine meno ovvie del canzoniere di alcuni dei padri del rock. Convincenti anche i suoi pezzi originali.
Avete festeggiato, Sasà, e non mi avete detto nulla?? Oh accidentone, che peccato. Grazie della “recensione” di Jeffbuck, bravo Alferi, è vero che io non sono credibile perché non riesco a risponderle, ma almeno saperlo, uffa.
…..concordo con Jeffbuck: nella splendida cornice della “Ratera”, Rob Alferi ci ha proposto il suo viaggio personale, che è un percorso a partire dagli albori del rock sino ai nostri giorni. Un uomo armato solo di voce&chitarra è la sfida più difficile che ci sia…..ci ha fatto sentire Elvis, Ray Charles, Joe Jackson, il Boss in un medley “Ain’t got you/She’s the one”, Elvis Costello etc etc….Bravo, coraggioso e simpatico Rob Alferi!
Ahahah Marinellaaaaa, un tantino distratta:) Ma capisco, troppi impegni:) io evito di parlar troppo di cose che si tengon da me, come la bella performance di Alferi ieri; mi imbarazza, sembra mi voglia far pubblicità e non mi piacerebbe appunto esser frainteso. Ma quando vuole Marinella, una bella festa la organizziamo, riservo la sala su per noi di otr, c’è uno splendido pianoforte a disposizione e la birra non manca. Simpatia, cuore e bello spirito li garantisce l’appartenenza al salotto (almeno per buona parte ehehhe). Grazie comunque di tutte le belle parole, ma soprattutto grazie a Rob per essersi messo in gioco. Da gestore, dico solo che mi è spiaciuta la coincidenza con le maledette partite di campionato che portan sempre via “presenze”. Ma la sala era piena, calda e l’acustica decisamente buona. Bravo Rob Alferi!