Appello

acrobataconmac

Ci sono momenti nel nostro percorso in cui ci fermiamo e facciamo l’appello, come a scuola per vedere chi è ancora in classe e chi no. E dunque prendo il registro e chiamo nome per nome e annoto le presenze e le assenze.

L’essenza dell’assenza. Difficile da spiegare, quantificare e interpretare. A volte le persone che più ci stanno vicine sono quelle più maledettamente lontane e quelle più lontane sono sempre sotto i nostri occhi ma appunto assenti. Può sembrare un discorso ritagliato a pezzi grossi usando un’ascia ma non siamo in guerra, non io almeno e la mia ascia è sepolta e inerme, inattiva.

Questo è per me il periodo della condiscendenza, della pazienza, della determinata convinzione che il tempo fa il suo corso, lento o veloce che sia e che la luce al fondo della galleria c’è. Cammino come un acrobata sul filo e senza rete, gli errori non sono ammessi da queste parti. È solo attesa ciò che mi divide dalla luce per poter camminare sotto al sole, come gli zingari di born to run. (bellissima la parte di filmato a partire da 2.11)

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