Le biografie e le autobiografie sono armi improprie. La biografia per quanto sia autorizzata è sempre vista con un taglio parziale e l’autobiografia –non può essere altrimenti- è per forza di cose un atto egocentrico e dunque di parte. Mi sono imbattuto in diverse storiografie della vita di alcuni personaggi considerati illustri…
Uno degli ultimi libri che ho letto è relativo alla Buckley’s family… parlo di Tim e del figlio Jeff. La parte relativa a Tim l’ho trovata interessante solo per comprendere meglio i risvolti legati alla vita del figlio e ne ho tratto alcune conclusioni.
Innanzitutto l’immagine che avevo di Jeff era ben diversa da quella che ho assimilato e mi sono costruito adesso, con maggiori notizie a disposizione. Da che ne sapevo io, esistevano una serie di live registrati (uno epocale al Sin-è di New York) ed un solo disco ufficiale e poi infine la consapevolezza della sua morte avvenuta per caso proprio mentre stava per terminare il suo secondo disco a dare seguito al meraviglioso Grace.
Ho capito che Jeff era profondamente disadattato (e questo lo ricollega fortemente al padre) rispetto al tessuto sociale nel quale si è trovato a vivere. Se non avesse avuto la musica ad ispirarlo sarebbe di sicuro rimasto anonimo ed infelice per tutta la sua esistenza. Il suo struggimento è stato costante per tutta la sua vita, ha tenuto nascosto quanto ha potuto la parentela con il padre che ha incontrato poche volte ed in maniera sempre frettolosa e quando ha raggiunto la fama non ha saputo per nulla amministrare il suo status diventandone vittima e subendone le conseguenze nel peggiore dei modi. Di sicuro questo non traspare da Grace, disco che si centra sì sui disagi della vita ma che ha un taglio sentimentale molto forte. Il live del Sin-è che è stato ripubblicato in versione integrale postumo indica un atteggiamento sul palco molto colloquiale e simpatico, ho riso di gusto alle sue battute fra un pezzo e l’altro e l’intensità dei suoi pezzi era molto forte ed è stata totalmente rispecchiata (anche se secondo me non amplificata) su Grace.
Prima e dopo Grace sono state organizzate due estenuanti tourneé che hanno messo a dura prova il suo carattere instabile. Di fatto i pezzi erano suoi per il 90% dei casi anche quando si trattava di cover e questo lo ha messo sempre in difficoltà e raramente con le spalle al muro quando si è trattato di arrivare a confronti personali con gli altri. Una personalità sicuramente molto ingombrante ma altrettanto fragile. Curioso vedere come lui si è semplicemente limitato a scrivere e suonare dove gli fosse chiesto senza curarsi minimamente di aspetti legati alla managerialtià della sua posizione. La Columbia gli teneva il fiato sul collo e lui non è stato assolutamente in grado di gestire questa pressione. Mi chiedo se è per tutti così. Leggendo quel che è successo ai Beatles che arrivavano ad avere un atteggiamento cinico nei confronti di quel che facevano forse la risposta arriva ovvia ma forse sono ancora troppo “pulito” nelle mie considerazioni e dunque resto nel dubbio. Ricordo che Mc Cartney in una intervista ammise che si arrivava al punto dove lui e John si mettevano a tavolino per “comporre una piscina per le case di tutti e quattro” intendendo che in realtà la canzone era legata solo al riscontro economico che ne sarebbe scaturito dalla vendita del disco. Però se non altro loro ci pensavano!
Ho trovato molto diversi i dischi di Jeff. Se il primo era molto pesante e massiccio nella sua struttura con canzoni importanti e argomentate, il secondo l’ho trovato di qualità molto inferiore. Non mi è chiaro se è perché la produzione non è stata curata (perché ovviamente interrotta dalla sua morte) in maniera adeguata o perché la sua vena creativa era sì in periodo florido ma nel risultato non si riuscivano a raggiungere i fasti precedenti. Di sicuro qualcosa in lui è cambiato nel tempo. Se prima era in grado di prendersi il tempo che riteneva necessario per scrivere una canzone, in seguito ha dovuto fare tutto di corsa con gli intoppi relativi. Non è che mi sia stata portata via la figura di “mito” ma ho capito che in quel che faceva non sapeva assolutamente come organizzarsi. Al contrario però, nel momento in cui doveva salire su un palco –solo o con la band- aveva la precisa percezione delle cose da fare. Era dunque sì un artista ma non ha avuto intorno a sé persone in grado di gestire questo suo estro e gli amici di cui si è circondato non sono stati in grado di gestire la situazione. Ho letto i resoconti dei guadagni… c’erano concerti dove a conti fatti restavano 100 soli dollari per la sua esibizione e nonostante le molte copie vendute e il grosso anticipo da parte della Columbia viveva sostanzialmente da barbone. Spesso per procurarsi il cibo prendeva una pila dei CD che aveva mano a mano acquistato o che gli venivano dati e semplicemente li svendeva per pochi spiccioli per un take-away cinese. Eppure si parla di un contratto da un milione di dollari!
Agghiacciante pensare che questa è una situazione che si è verificata negli anni Novanta dove il concetto e l’archetipo della rockstar erano ormai chiari a tutti coloro che entravano a fare parte del “giro dorato”. Io non ho mai fatto parte del “giro dorato” e non so dunque se trovandomi nella posizione, sarei in grado di sopravvivere. Però se è vero quel che ho letto, ovvero che i dirigenti della Columbia erano convinti di aver trovato un artista con la A maiuscola, beh… la gestione di questa arte è stata veramente mediocre e chi ne ha fatto poi le spese è stato unicamente Jeff. Mi rimane un bellissimo disco, Grace, un meraviglioso live al Sin-è che ascolterò sempre con molta gioia ed DVD di un concerto a Chicago in cui era chiaro ed evidente che il pubblico era di fronte ad un fenomeno destinato a durare. Ho anche la registrazione dell’ultimo live in un club di New York e mi è stato chiaro da subito che l’atmosfera si era appesantita.
Un vero peccato. Ascolto The last goodbye…

